“Siamo quello che siamo” è rassicurante: vuol dire accettazione di sé, valore dell’identità, autenticità, fedeltà a se stessi. È rispetto per gli altri e richiesta di rispetto. Un rapportarsi agli altri e a se stessi al quale danno valore anche le canzoni di Max Gazzè e Ligabue. Certo può trasparire la negazione di una possibilità di sviluppo, evoluzione: l’affermazione di sé e della propria okeità diventa la negazione della possibilità di cambiamento. Il copione di vita è quello e chi è fatto in una determinata maniera difficilmente potrà cambiare: una sorta di chi nasce tondo non può morire quadrato.

In questo breve racconto di Anton Čechov possiamo leggere il dialogo interiore di chi vive il ruminamento di un pensiero...

Una magnifica sera un non meno magnifico usciere, Ivàn Dmitric' Cerviakòv, era seduto nella seconda fila di poltrone e seguiva col binocolo “Le campane di Corneville”. Guardava e si sentiva al colmo della beatitudine, ma a un tratto il suo viso fece una smorfia, gli occhi si stralunarono, il respiro gli si fermò... egli scostò dagli occhi il binocolo, si chinò e starnutì. Starnutire non è vietato ad alcuno e in nessun posto.

Non sono passati tanti giorni da quando ci siamo scambiati auguri. E abbiamo usato un linguaggio fatto di superlativi: ti auguro un anno pieno di successi, ti faccio mille auguri, spero che tu possa realizzare ogni tuo sogno, sono sicuro che i tuoi proponimenti diventeranno realtà, e così via. Ma poi la festa è finita, il tempo dato per uscire dalla realtà è terminato. Abbiamo di fronte la quotidianità, siamo rientrati nel mondo abituale. Come succede a settembre al ritorno delle vacanze, dove il confronto tra relax e la realtà si fa più acuto: una distanza incolmabile tra quello che ci siamo augurati e la vita di tutti giorni.

di Francesco Tulli Signor Pinocchio, quando ho chiesto di incontrarla non credevo di trovarla così alterato. Cosa le succede? Mi sento utilizzato, sfruttato. Il mio riconoscimento non è dato dalla mia identità di burattino, non è determinato dal mio nome, ma dalla funzione che svolgo. Io vengo usato in diversi contesti: familiare,...

Le favole possono sollecitare riflessioni, diffondere valori, far nascere dubbi, risvegliare emozioni, generare cambiamento. Sono quindi uno strumento di apprendimento molto utile nella formazione. Spesso sono utilizzati, per esempio, questi due racconti giapponesi sulla differenza tra Paradiso e Inferno. Il primo è sul valore della collaborazione e sulle conseguenze, in termini...

di Paola Pirri e Lara Cesari I nostri interventi nelle organizzazioni si sviluppano su due assi: quello del cambiamento e quello della direzione. L’asse del cambiamento si muove tra dissensi e consensi. Da una parte cerca di generare dissenso perché trova la svolta nella rottura con il passato, con ciò che può...

Fiabe e racconti originali e sorprendenti, nascono anche in aule di formazione. Ne abbiamo scelto uno tra i tanti che meriterebbero di essere letti e conosciuti. È un dialogo tra padre e figlio, scritto da Fulvio Di Nunzio, Dirigente RAI (Radio Televisione Italiana) durante la sua partecipazione al workshop formativo "L'eroe e la...

Nell'attuale contesto di incertezza, complessità e globalità entrano in crisi nelle aziende sia le tradizionali concezioni del management e della leadership, sia i principi di gestione, organizzazione e controllo tipici di contesti poco esposti alla competizione, nei quali basta l’esecuzione dei compiti affidati. Oggi l’esecuzione, anche accurata, non basta più. Se...

I QUADERNI LE HUMANITIES
di Francesco Tulli

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