Vite che non sono la mia. Emmanuel Carrere. Einaudi, 2004. Libri ritorvati Full view

Vite che non sono la mia. Emmanuel Carrere. Einaudi, 2004.

Questo mese abbiamo deciso di dedicare uno spazio alla recensione di un libro…un libro ritrovato!
Rileggere può essere l’occasione per cogliere elementi, sfumature che ad un primo sguardo sono sfuggiti. Rileggere vuol dire approfondire e ritrovare emozioni, vissuti.
Nel post di Ottobre proponiamo la recensione del libro di Emmanuel Carrere “Vite che non sono la mia” (Einaudi, 2004).

È stato detto che la vita è quello che ci accade mentre, distratti, pensiamo ad altro. Le vere occasioni di cambiamento – l’occasione di una seconda nascita avrebbe detto William James – nascono così da quello che non avevi assolutamente previsto, dagli eventi che generano discontinuità e interrompono il susseguirsi dei giorni l’uno dopo l’altro. L’Inatteso, se sai riconoscerlo e governarlo, ti afferra, ti rapisce, ti costringe a fare davvero i conti, ti porta a chiederti se quella che stai vivendo è un’esistenza a cui sei stato capace di attribuire un senso o uno scopo aprendo così la strada alla ricerca di significato.
“A pochi mesi di distanza, sono stato testimone dei due eventi che più di ogni altro mi spaventano: la morte di un bambino per i suoi genitori, e quella di una giovane donna per i suoi figli e suo marito”. In “Vite che non sono la mia” Carrere narra il trasformarsi della percezione della propria vita nel confronto con eventi inaspettati. L’incontro con Étienne, singolare figura di magistrato, è l’occasione di una involontaria e preziosa mentorship nell’esplorazione della vita e della morte, della povertà e della giustizia, della malattia e soprattutto dell’amore.

Recensione a cura di David Cariani