Riflessi autentici nell’epoca del selfie Strega - selfie Full view

Riflessi autentici nell’epoca del selfie

Si chiama Klout uno degli indici più utilizzati nel nostro tempo. Calcola il grado della propria influenza on line: l’ampiezza della rete sociale, la qualità dei contenuti ed il feedback ottenuto. Soprattutto quanto una persona piace e a quanti piace (i like). E allora ci si mette in mostra con parole, immagini, video per essere considerati. Si condividono pensieri e azioni per essere riconosciuti. E nello stesso network delle professionalità, se una persona chiede amicizia su Linkedin è consigliabile accettare o non accettare? Cosa conviene di più?
A ben guardare, fatte le dovute e ovvie distinzioni, non molto è cambiato sotto questo punto di vista, rispetto al passato. La parola klout infatti è simile al termine omerico kleos “io ascolto” che definiva la rinomanza uditiva e più in generale la fama e la celebrità.
In fatti Socrate, Platone, Aristotele furono i primi a parlare della necessità di essere importanti per gli altri.
Qual è lo strumento per questa continua ricerca di attenzione? Il selfie.

I sostenitori parlano del selfie come funzione sociale: incoraggiamento del dialogo, testimonianza delle proprie opinioni anche politiche, provocazione, trasversalità, spontaneità. E sottolineano il livello sociologico di questo fenomeno: un individualismo a metà strada tra ego e libertà, una narrazione dei propri stati d’animo che danno forza all’IO per trovare nuove strade, una modo di vivere Selfie che trasmette valori di iniziativa, egualitarismo, auto direzione, assenza di vincoli. I valori della Rivoluzione di Francesco attraverso l’autoscatto. E rispondono ai detrattori che parlano di vuoto esistenziale, di esistenza che dubita di se stessa, di narcisismo affermando che Narciso non condivideva con nessuno la propria immagine.
A mio avviso sostenitori e detrattori del selfie hanno entrambi ragione: è un problema di punti di vista, di logiche di riferimento e di misura. Tutto dipende da quello che cerchiamo, dal nostro obiettivo.
Più interessante è prendere in considerazione la forte analogia con lo specchio, uno strumento semplice, di uso quotidiano che come l’iphone o gli altri “tecno gadget” è portatore di tante risposte per chi voglia interrogarlo. Quando ci poniamo di fronte ad esso, ci giriamo intorno oppure, come Alice, cerchiamo di attraversarlo per guardare oltre e vedere i segreti che nasconde.
E’ significativa la parte positiva del selfie: la capacità di partire o ripartire da se stessi. Ma tra selfie e specchio diversa è la lezione da trarre per lo stretto legame tra specchio e identità e per le implicazioni assunte dallo specchio nei processi di formazione della personalità. Il nostro mondo non riflette ciò che desideriamo ma ciò che siamo. L’esterno è interno. Il mondo esterno e la realtà ci fanno da specchio. Quando odiamo o amiamo qualcuno, quando ci arrabbiamo, quando siamo infastiditi dal rapporto con le persone, odiamo, amiamo, siamo insofferenti o adirati con qualcosa che è già dentro di noi. Non a caso Jim Morrison leader carismatico dei “The Doors” invitava a non essere tristi e pensierosi, perché la vita è come uno specchio che ti sorride se la guardi sorridendo.
Si tratta allora di affermare la nostra identità e di non cercare risposte dagli altri, di amare quelle indulgenti, compiacenti o di rifiutare quelle critiche e che invitano alla riflessione. Scoprire che l’essenza della nostra vita è dentro e non fuori di noi. Rilevante è il feedback perché è un dono che può nutrire e far fiorire tutte le risorse in nostro possesso. Il presupposto però è che si è importanti per diritto di nascita e diventa quindi fondamentale la via dell’autoriconoscimento dei propri pensieri, delle proprie emozioni, dei propri sogni a partire dai mille segnali che abbiamo intorno a noi. Autoconoscenza che inizia con l’accettazione di sé per quello che si è: la vita antepone chi ha incontrato se stesso a chi ha evitato di farlo per vivere in maniera più protetta.
Socrate, Platone, Aristotele furono i primi a parlare della necessità di essere importanti per gli altri. Ma aggiungevano che si è importanti solo se si coltivano giustizia e saggezza per se stessi.

– Francesco Tulli –