Il manager che genera integrazione. Gianluca Testa, Amministratore Delegato di Avis Budget e Maggiore Italia. Senzanome12 Full view

Il manager che genera integrazione. Gianluca Testa, Amministratore Delegato di Avis Budget e Maggiore Italia.

Paola Pirri: Ciao Gianluca, partiamo da te. Chi sei?

Gianluca Testa: Sono Gianluca Testa, ho 47 anni e sono Amministratore Delegato di Avis Budget e Maggiore. Sono un professionista nel settore del noleggio che, negli ultimi anni, ha affrontato diverse sfide, cercando l’equilibrio tra la sfera lavorativa e quella personale.

Lara Cesari: Qual è la sfida più grande che hai affrontato negli ultimi anni?

Gianluca: Sicuramente l’acquisizione di Maggiore da parte di Avis Budget Group, nel 2015. Per la prima volta, nella mia vita professionale, mi sono occupato di un’acquisizione curandone tutti gli aspetti, dalla strategia all’implementazione. E’ stato necessario mantenere sia il focus sul business, che sulle persone, per portare avanti un progetto così strutturato e importante.

Paola: Cosa hai scoperto di te in questo periodo?

Gianluca: Ho scoperto di essere in grado di elaborare una visione alta e strategica relativa all’integrazione e di trasformare questa visione in numeri rappresentativi di un impegno chiaro nei confronti degli azionisti, della Borsa e del mondo esterno. Ho scoperto di riuscire a concretizzare quella visione continuando a pormi moltissime domande sulle sfide implicate nel processo di integrazione, sfide relative alle persone, al loro talento, alla modalità attraverso la quale valorizzare e sviluppare i marchi acquisiti.

Lara: Una multinazionale e una realtà imprenditoriale italiana. Per integrare è necessario differenziare e rifuggire l’omologazione. Quali sono le differenze che hai riscontrato?

Gianluca: La realtà italiana aveva un intuito imprenditoriale notevole, che ha permesso la costruzione di una rete sul territorio molto performante. Ho il massimo rispetto delle decisioni che sono state messe in atto sulla gestione e sul posizionamento del marchio. Rispetto a una multinazionale, si caratterizzava per maggiore flessibilità del processo decisionale e dei sistemi informatici, ne ammiravo e invidiavo la snellezza e l’autonomia. Questi sono i punti di forza che aveva Maggiore stando da sola. Ovviamente c’erano anche delle aree sulle quali faticavano di più. La cultura manageriale era più orientata alla gestione familiare e in questi casi è frequente che le decisioni non siano funzionali al benessere dell’organizzazione. Poi ovviamente c’era l’aspetto puramente finanziario, una realtà imprenditoriale locale fragile da questo punto di vista. Di contro, in una multinazionale hai la possibilità di portare avanti investimenti significativi a livello globale, una cultura manageriale moderna di stampo anglosassone, meritocratica e basata sull’identificazione e lo sviluppo del talento, con poca politica e molto pragmatismo. Questi sono i punti di forza che sicuramente ha una multinazionale come la nostra. D’altro canto, diventiamo burocratici quando le decisioni strategiche impattano a livello globale, i processi non sono snelli, si allungano e possono risultare meno efficaci.

Paola: Due emozioni che ci sono molto care guidano in particolare l’integrazione e, più in generale guidano la crescita, lo sviluppo e l’evoluzione continua delle persone. Queste emozioni sono la paura e lo stupore. Quali sono state, secondo te, le principali paure delle persone nel corso di questa integrazione e quali, se li hai visti, i principali stupori?

Gianluca: Da parte di Maggiore, inizialmente, c’è stata la paura di essere spazzati via, di non essere considerati, la paura che avremmo gettato nel cestino 40 anni di storia senza capirla, la paura di diventare irrilevanti in un contesto molto più ampio, di non essere in grado di performare in un’organizzazione diversa con una differente matrice culturale e la paura di non conoscere la lingua inglese in maniera adeguata per occupare posti di responsabilità. Lo stupore, dopo quasi un anno di convivenza, l’ho visto nelle persone che temevano fossimo dei manager cinici e mossi solo da molle puramente finanziarie, senza alcuna attenzione alle persone. Si stanno rendendo conto che in realtà hanno davanti un management molto attento alle loro esigenze, molto trasparente e onesto, che cerca di fare le cose bene per l’organizzazione, qualche volta riuscendoci, qualche volta no. Secondo me molte di queste barriere si stanno rompendo. Tante persone provenienti da Maggiore oggi hanno ruoli di responsabilità e occupano posizioni che non si aspettavano di avere. C’è stupore anche nel constatare che noi non siamo alieni, ma persone normali, con due braccia, due gambe e una testa e che alla fine, pur essendo una multinazionale, riusciamo a capire il mercato italiano.

Paola: Cosa ha stupito te?

Gianluca: Sono stato stupito dalla capacità di alcune persone di mettersi e rimettersi in discussione, di rimboccarsi le maniche e di capire che questa era un’opportunità in cui credere. D’altra parte mi ha stupito come alcuni di Avis Budget abbiano avuto delle difficoltà in questo processo. Il team di Avis Budget cavalcava l’onda dell’entusiasmo nel 2015 e si sentiva il più forte del mondo quando ha acquisito Maggiore. Nel momento in cui ha visto il lavoro in più e la sfida culturale che lo aspettava, sono emersi dei limiti ed è stato necessario mettersi in discussione. Mi ha stupito la quantità di tempo necessario, più di quello che mi aspettavo, per comprendere come rispettare la cultura di ciò che è stato acquistato, per acquisire la capacità di capire e di ascoltare. Pensavo di doverci lavorare meno, ma allo stesso tempo ho anche scoperto che si può fare; non è tutto perfetto, ma molte cose sono migliorate.

Lara: Ci piace questa tua capacità di cogliere i segnali deboli, sei sempre molto attento alle persone. Mi fai venire in mente il regista Win Wenders, quando dice che ci sono film che nascono da puro calcolo e film che nascono da un sogno. E proprio questi ultimi sono i film che hanno un’anima, un centro capace di emanare identità. Qual è il tuo sogno?

Gianluca: Il mio sogno è quello di prendere due realtà diverse e creare qualcosa di differente, più forte e unito. Non voglio fare la somma algebrica delle due entità singole, ma voglio riuscire a sviluppare le sinergie e la capacità di interagire sul mercato, sviluppando in maniera armonica tutti i marchi. Voglio creare una realtà nella quale le persone abbiano voglia di venire a lavorare e dove possano credere nella nostra visione.

Paola e Lara: Grazie Gianluca.