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Glossario di humanities per la resilienza

Ma cosa vuol dire “resilienza”? Qual è l’origine e la storia di questo termine? E quali parole gravitano intorno ai comportamenti considerati “resilienti”? Ecco un glossario per orientarci tra parole e concetti chiave che abbiamo individuato per questo tema.

RESILIENZA: Dalla trasmissione radiofonica “La lingua batte” di Rai3 del 16 novembre 2014 abbiamo tratto una definizione della Dott.ssa Raffaella Setti chiara ed esaustiva, dall’origine di questa parola al suo utilizzo odierno:
«La parola (resilienza) è attestata dalla metà del settecento in italiano, e viene fatta risalire al latino risilire, quindi il suo significato etimologico originale è “rimbalzare”. La parola è stata poi utilizzata nell’ambito della fisica, è diventato così un termine tecnico: la resilienza è la capacità di un materiale di assorbire l’energia quando è deformato elasticamente e di rilasciarla dopo la fine della deformazione. Il termine negli ultimi decenni ha esteso i suoi ambiti d’uso, per riferirsi in particolare ai tessuti, quindi elastici difficilmente deformabili, addirittura a sistemi ecologici, per indicare la velocità con cui una comunità, un sistema ecologico, ritorna al suo stato iniziale dopo essere stato sottoposto a una perturbazione, e alle persone (quindi in ambito psicologico), per indicare persone capaci di riemergere da esperienze difficili e quindi dotate di “grande forza d’animo”, come avrebbero detto gli antichi filosofi. Le prime attestazioni sui giornali della parola  in questi nuovi significati risalgono al 1986 e spaziano dalla psicologia all’economia allo sport, e questo naturalmente ci conferma l’adattabilità del termine a contesti diversi. In rete, nel web, risulta attualmente prevalente l’accezione psicologica di resilienza, come capacità di sostenere un trauma senza soccombere, quindi di adattarsi con elasticità, più che opporsi in modo duro, deciso, come avviene invece nella resistenza. Se guardiamo alle occorrenze in rete, il 2011 può essere individuato come anno della massima espansione della parola: l’impulso potrebbe essere partito dalle parole del presidente Obama, che aveva parlato di resilienza dimostrata dagli americani per di uscire dalla grande crisi. Questo discorso di Obama era stato, tra l’altro, commentato da Federico Rampini su La Repubblica del 23 gennaio 2013, in cui il giornalista notava che gli italiani avrebbero dovuto imparare dall’America resiliente per uscire dalla crisi. Nonostante la sua attuale diffusione, resilienza resta comunque un termine non comune, compreso da pochi e per questo suscettibile anche di usi o interpretazioni inappropriate.»
Per ascoltare il poadcast completo, clicca su questo link: La LINGUA BATTE del 16/11/2014 – ACCADEMIA D’ARTE GRAMMATICA

Vediamo quali pensieri, atteggiamenti e comportamenti facilitano lo sviluppo della resilienza:

 LOCUS OF CONTROL – È possibile avere il pieno controllo della propria vita? Per lo psicologo J. Rotter, il centro di controllo (locus of control in lingua inglese) si riferisce a una percezione soggettiva che indica se siamo convinti che le nostre azioni abbiano un peso nel direzionare o meno gli eventi che ci accadono. Esistono due forme di attribuzione del controllo: interno ed esterno. Avremo un locus of control interno se siamo convinti che gli eventi siano conseguenze dei nostri comportamenti e delle nostre azioni, al contrario avremo un locus of control esterno se riteniamo che sia il destino (oppure cause esterne indipendenti dalla nostra volontà) a controllare la nostra vita. Questa variabile è molto importante perché determina in ogni persona l’atteggiamento, la motivazione e la spinta ad agire.

SELF EFFICACY – L’auto efficacia (self-efficacy in lingua inglese) è un aspetto particolare della percezione del sé, ed esprime la capacità nell’affrontare situazioni specifiche nella propria vita. Questo concetto è stato studiato dallo psicologo canadese Abert Bandura e rientra nella teoria socio cognitiva. Il senso di efficacia personale esercita effetti importanti nella salute, incidendo su almeno due aspetti: fronteggiare eventi stressanti e modificare comportamenti nocivi. Credere di poter cambiare i comportamenti a rischio attraverso l’azione personale migliora, indirettamente, la salute. Più le persone sono convinte di poter agire efficacemente, più elevati saranno gli scopi che si proporranno, maggiore sarà l’impegno e la perseveranza che impiegheranno nell’agire anche di fronte alle difficoltà e ai fallimenti.

EMPOWERMENTEmpowerment è un termine in lingua inglese difficile da tradurre in italiano ed utilizzato in differenti discipline. Una traduzione che esprime meglio il suo significato è “aumento del potere interno”: potere nel quale convergono elementi come l’energia, la motivazione, la sicurezza di sé e il senso di padronanza. In altri termini, l’empowerment fa riferimento a uno sviluppo positivo della persona, a un utilizzo ottimale delle sue migliori risorse e del potenziale. Il concetto di empowerment si è diffuso inizialmente nell’ambito della psicologia per poi essere utilizzato nel campo medico e psicoterapeutico, pedagogico-didattico, socio-politico, politico-istituzionale e in quello organizzativo. L’empowerment implica un’attivazione delle risorse a livello individuale (o self-empowerment) e un’attivazione a livello organizzativo (emancipazione individuale all’interno dell’organizzazione). Nel primo caso si riferisce allo sviluppo del potere nei confronti di se stessi, che aiuta a sentirsi protagonisti della propria vita non solo a livello personale, ma anche professionale. Nell’ambito organizzativo, invece, fa riferimento alla possibilità per l’azienda di essere più efficace nella sua gestione e nelle sfide. In quest’ottica, le organizzazioni che forniscono ai propri dipendenti strumenti per avere controllo sulla propria vita possono essere definite empowering.

PROATTIVITÀ – È la capacità di selezionare la reazione più appropriata da mettere in atto in una situazione. Ha una correlazione alta e positiva con il “locus of control interno”, ovvero la convinzione che gli eventi siano conseguenze dei nostri comportamenti e delle nostre azioni.      Secondo Stephen Covey, autore del libro “Le sette regole per avere successo”, la proattività implica una responsabilità personale affinché le cose accadano. In sintesi: di fronte a un evento reale o mentale si può:
– subirlo passivamente
– reagire secondo modalità apprese divenute automatiche
– scegliere strategicamente il modo di agire. Quest’ultima soluzione è quella della persona proattiva. La proattività è quindi un modello mentale, attraverso il quale viene filtrato il mondo in modo tale da viverlo come una propria creazione e dove non c’è spazio per forze esterne come il destino, il caso, ecc. Recenti studi in ambito psicologico hanno mostrato che le persone proattive sono più sane, più felici e lavorano meglio.

STRATEGIE DI COPINGCoping (termine coniato negli anni Sessanta dallo psicologo sudafricano Richard Lazarus) indica l’insieme di strategie mentali e comportamentali messi in atto per fronteggiare una determinata situazione stressante. Il coping è un processo dinamico, poiché è costituito da una serie di risposte (cognitive e comportamentali) attraverso le quali ambiente e individuo si influenzano reciprocamente. In particolare, le strategie di coping sono le modalità che definiscono il processo di adattamento a una situazione stressante, ma che non garantiscono automaticamente il successo di questo adattamento. Infatti, in base all’esito positivo o negativo, il coping sarà funzionale (situazione di adattamento) o disfunzionale (aumento dello stress). Da studi recenti, emerge che per un buon adattamento allo stress è necessaria una buona flessibilità nell’uso delle strategie di coping.

RETE SOCIALE DI SUPPORTO, AFFILIAZIONE – I concetti di rete sociale e di supporto sociale possono essere utilizzati per descrivere la struttura delle relazioni interpersonali che caratterizzano la vita quotidiana. Il supporto sociale è un importante fattore nella resilienza poiché questa dipende da una combinazione, cumulativa e interattiva, di fattori di rischio e fattori protettivi. All’interno delle reti sociali è possibile distinguere tra varie forme di supporto sociale: sostegno emozionale (comportamenti di ascolto che esprimono interesse e comprensione), sostegno informativo (comprendere e affrontare eventi problematici), sostegno affiliativo (derivante dall’appartenenza a gruppi informali) e sostegno strumentale (derivante da servizi esterni). Diversi studi hanno dimostrato come reti adeguate e ricche di supporto diminuiscono lo stress ed hanno effetti positivi sul benessere psicologico e la salute fisica in tutte le fasi della vita. A sostegno di questa evidenza vi sono diversi studi sugli esseri umani e sui primati (si pensi a quelli condotti dagli psicologi John Bowlby e Harry Harlow) che dimostrano l’importanza di un primario legame di attaccamento con un caregiver (la mamma, ma non solo) per un sano sviluppo psicologico, fisico e sociale.

GESTIONE DEI PENSIERI – Il pensiero è una manifestazione dell’attività psichica. Alla base della costruzione dell’attività di pensiero c’è la capacità di apprendere i concetti: simboli che rappresentano classi di oggetti o di eventi. Secondo lo psicologo svizzero Jean Piaget, fondatore dell’epistemologia genetica, l’ultimo stadio dello sviluppo cognitivo (il quarto) di un essere umano è caratterizzato da un pensiero formale, logico-deduttivo e ipotetico-astratto. In particolare, l’abilità di effettuare operazioni mentali astratte conferisce al pensiero la capacità di influenzare positivamente o negativamente le proprie emozioni e comportamenti. Grazie ad un processo di meta pensiero l’uomo riconosce se stesso soprattutto dai propri pensieri, secondo una logica del “noi siamo quello che pensiamo”. È dunque fondamentale essere in grado di saper gestire i propri pensieri in un’ottica di benessere mentale, affinché i nostri pensieri lavorino per noi e non contro di noi. In questo senso è possibile mettere in pratica tecniche di consapevolezza per spostare l’attenzione da pensieri negativi a quelli positivi. Tra queste tecniche vi sono anche le strategie di coping. L’utilizzo di un certo stile di pensiero farà la differenza tra il benessere o malessere a livello psicologico, fisico e sociale. Concludiamo con un motto che esprime bene la gestione dei pensieri:
“Il Paradiso è leggere per tutta l’eternità le sacre scritture; l’inferno invece è leggere per tutta l’eternità le sacre scritture. Sono i nostri pensieri che determinano ciò che è inferno e ciò che è paradiso.”

La foto in copertina è di Luigi Ghirri

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