Essere manager, essere coach. Andrea Giovanardi, Responsabile Italia Head of Client Design British Telecom andrea-giovanardi Full view

Essere manager, essere coach. Andrea Giovanardi, Responsabile Italia Head of Client Design British Telecom

Lara Cesari: Andrea, chi è il manager coach, per te?

Andrea Giovanardi: È una figura manageriale capace di condensare in sé la sintesi tra due estremi, il manager tradizionale, colui che gestisce la struttura per il raggiungimento degli obiettivi aziendali e il manager capace di aiutare le proprie risorse a metter a frutto e focalizzare le proprie competenze per migliorare anno dopo anno.

Paola Pirri: Come lo fai?

Andrea: osservo a fondo i miei collaboratori, li ascolto e so restare in silenzio, imparo molto da loro. Cerco di esaltare ciò che ho visto, un comportamento che ho apprezzato. Comunico ciò che mi colpisce o ha fatto la differenza. Più scopro cose di questo tipo più, a mio parere, la persona è diventata matura, solida nei suoi comportamenti. Se invece scovo delle necessità di cambiamento cerco di parlare alle persone, aiutandomi con degli esempi concreti. Inoltre sono il primo a mettermi in discussione; credo che un manager non possa pretendere comportamenti da un collaboratore se non è il primo ad adottarli; per me sarebbe difficile chiedere qualcosa che io per primo non faccio. A volte so di essere troppo calato nella realtà ingegneristica. Così per prepararmi all’incontro con le mie persone o a riunioni di lavoro importanti o a incontri con i clienti, cerco suggestioni che mi aiutino a intensificare gli aspetti empatici ed emozionali che colorino la mia modalità più strutturata e razionale. E allora ascolto Chopin, perché cerco di acuire certi sensi, certe emozioni.

Lara: Cosa hai imparato anche grazie all’azienda e ai percorsi di formazione che hai seguito?

Andrea: Ho imparato che un vero coach ha bisogno di tempo, a volte si viaggia ad una velocità tale che questo tempo non c’è.

Paola: Qual è il valore della lentezza per un manager coach?

Andrea: Noi lavoriamo a dei ritmi che non sono del tutto confacenti a quelli più lenti del manager coach. Personalmente, approccio i problemi studiando e poi agendo. Per me la lentezza è un valore, non penso di dover agire come un carro armato, per me è un lavoro continuo. Mi rendo conto che a volte la lentezza è in contrasto con la velocità del business, c’è questa dicotomia nella nostra vita di dover rallentare da un lato ed essere estremamente veloci dall’altro.

Lara: La più grande soddisfazione che hai avuto facendo il manager coach qual è stata? C’è un’esperienza che puoi raccontare?

Andrea: Una grande soddisfazione è stata quella di aver creato un team molto coeso e la cui importanza in azienda è assolutamente riconosciuta. Chiaramente non voglio dire che tutte le persone siano cresciute alla stessa maniera, ma sicuramente sono cresciute. L’altra soddisfazione è stata la candidatura di alcuni miei collaboratori al ruolo di dirigente. Quando li ho candidati, ho ricevuto dei feedback molto positivi sulla centralità di queste persone e sulla bontà delle candidature.

Paola: Cosa ti ha deluso di te come coach?

Andrea: Ogni volta che ho tardato a dare un feedback, non per mancanza di volontà, ma per mancanza di tempo. Mi deludo quando mi faccio trascinare dalla realtà quotidiana e perdo di vista momenti di feedback importanti che sono occasioni irripetibili. Feedback di questo tipo devono essere dati in un certo momento e se vengono dati dopo non hanno la stessa efficacia. Inoltre rimango molto ferito quando sento parlare male di una persona del mio team che stimo, perché vuol dire che c’è anche un mio insuccesso nel non essere riuscito a far crescere la risorsa, non sono stato in grado di valorizzarla abbastanza nell’azienda.

Lara: Stiamo raccogliendo delle eresie. Noi per eresia intendiamo un salto di paradigma, la rottura dello status quo, un’idea finalizzata al cambiamento. Ci racconti una tua eresia, una tua idea di rottura che è andata contro la staticità organizzativa?

Andrea: Abbiamo completamente cambiato l’approccio al business, abbiamo avuto il coraggio di andare dai clienti a vendere dei servizi non disponibili in azienda forzando poi l’azienda a standardizzarli. Siamo stati in grado di capovolgere la catena di creazione dell’offerta, che è quella che si trova comunemente sui libri. Abbiamo forzato l’azienda a trovare nuovi servizi, molto più vicini a quelli che ci chiedeva il business. Questo ha portato a diversi successi negli anni seguenti. Abbiamo rischiato molto, ma l’esito finale è stato buono.

Paola e Lara: Ti ringraziamo Andrea!

Andrea: Grazie a voi!