Isole di benessere.  Per riflettere, per viaggiare.

Isole di benessere. Per riflettere, per viaggiare.

Il numero di Luglio della nostra Newsletter è dedicato alle Isole di Benessere, i luoghi fisici o mentali da cui trarre ispirazione e attraverso i quali prendersi cura di sé . Abbiamo raccolto le esperienze di alcuni dei protagonisti del mondo organizzativo che hanno voluto condividere con noi le loro isole. Quella che vi proponiamo è una lettura ispirante e ricca di suggestioni, in cui ci auguriamo possiate trovare suggerimenti e spunti per raggiungere la vostra personale Isola di Benessere.

 

Presentazione
A cura di Francesco Tulli

“Nessun uomo è un’isola”. Subito viene alla mente questa meditazione di John Donne quando si parla di isole. Un invito a rifuggire da mondi senza gli Altri e da isole deserte per costruire rapporti fertili con le persone. E forse, se consideriamo il nostro tempo, rapporti che sappiano sostituirsi alla vicinanza solo virtuale offerta dalla tecnologia.
Humanities fonda finalità, obiettivi e metodologie su questa visione: incontro, apertura all’altro, interdipendenza, reciprocità.
Altre però vogliono essere le isole che proponiamo in questo assolato luglio. Perché a tutti noi di Humanities sta anche a cuore parlare dell’importanza, nel grande mare della nostra vita, di scoprire punti di appoggio in cui trovare riparo, in cui sentirci protetti, riposarci e recuperare energie. Isole come spazi dedicati a noi: di musica, di sogni, di solitudine, di ascolto, di creatività, di benessere. E di silenzio. Perché nel silenzio c’è tutto questo.
Momenti di tranquillità e di raccoglimento sull’esistenza di ogni persona. Momenti di leggerezza che ci fanno capire il posto che occupiamo nel mondo. Che hanno la finalità di recuperare un sentire e un vivere il presente affaticato dall’incertezza e da un tempo senza soste: sempre accesi, in campo a giocare una partita di tennis dove siamo chiamati a rispondere, correndo da una parte all’altra del campo, per non far cadere mai la pallina a terra.
L’esempio è quello offerto dallo scrittore Marco Lodoli con le sue Isole (edizioni Einaudi). Due libri che parlano della ricerca di se stessi nel vagabondare per Roma  e che ci aiutano a riconoscere il valore di tante esperienze, emozioni, luoghi, piccole cose perché in fondo il valore delle cose sta sopratutto nel nostro modo di osservarle e di viverle. Isole che rappresentano una possibilità di creare distanza tra la quotidianità e la routine per uno spazio di riflessione.
Per rimetterci poi in cammino.
È quello che avviene quando incontriamo le aziende: aiutare (l’helping di cui parla Edgar Shein in Lezioni di consulenza) le persone a sentire e vivere il proprio tempo per essere in grado di costruire e realizzare progetti, innamorarsi del futuro, guardare avanti. E proprio in questo ci aiutano le humanities: accendere fuochi nella notte e non sfregare cerini, una scatola dietro l’altra.
Le isole quindi come momento di attenzione per poi rimettersi in viaggio, un viaggio interiore che vuole recuperare la consapevolezza di se’, lo stare con se stessi, il coltivare i propri pensieri, la ricerca delle proprie risorse. Un viaggio che della interiorità’ vuole soprattutto ritrovare il silenzio  sempre più minacciato dalla pervasività della comunicazione. Per tornare ad ascoltarci perché come ricorda G.Achenbach il padre della consulenza filosofica “il silenzio non è dove non sentiamo nulla ma dove noi riusciamo a sentire noi stessi”.

 


Ho tre isole: una sparsa per il pianeta; una in Italia, in Puglia; una in Francia, a Parigi, nel quartiere del Marais. La terza si chiama il Palazzo del Thé, un negozio, ma non solo. Dove si fa raffinata esperienza di una incredibile varietà di piante, foglie, miscele, sapori, odori, fragranze, aromi, colori (verde, giallo, nero, blu, bianco, multi-cromo) provenienti dal mondo intero. Per godere della vista e del tatto dei semplici e al contempo lussuosi oggetti (tazze, teiere, scatole, vetri, sacchetti) che “fanno” il rito del thé. Una forma di shopping-iniziatico che si avviluppa in continui assaggi, con calma, voluttà. Un’esperienza da cui si esce sempre incuriositi e contenti. In Italia, invece, mi rifugio spesso in un altro genere di tempio: il triangolo tra Monopoli, Martina Franca e San Vito dei Normanni ovvero dentro a due mari. Camminare in un mare di ulivi, nuotare nell’ Adriatico delle dune. Dicono che faccia bene. L’ultima isola che vorrei evocare – e consigliare –  si chiama: libreria. Quale che sia il paese o la lingua, vi coltivano libri, alcuni dei quali scritti da veri Maestri.

Paolo Morawski

 

La mia isola è un monte, un’onda un po’ anomala che sorprendentemente s’increspa lungo la valle del Tevere, una trentina di chilometri a nord di Roma. È bello salirci d’inverno, nei giorni di tramontana, quando il cielo si fa azzurro azzurro e le orecchie sembrano volertisi staccare dalla testa da un momento all’altro. Ancora più bello, forse, è salirci in Giugno, all’approssimarsi del solstizio d’estate, quando il sole pare non voler più tramontare, enorme sfera rossa che pigramente scompare dietro i monti Cimini. Resta a quel punto il cielo che muta i suoi colori, virando dal rosa, all’arancio, al viola. Da un lato, cercando con lo sguardo il mare, l’argento del lago di Bracciano. Ed è bello poi scendere nel buio rischiarato dalle lucciole.
È il Soratte la mia isola.

Luigi Ferrelli

 

Io ho tre isolette piccole piccole…
Gli occhi di mia madre.
Non la vedo spesso… ma nei pochi secondi di primo contatto ci vedo scorrere la mia vita, i miei errori e le mie virtù…
La panchina del mio giardino al mare.
Non mi ci siedo mai, ma la rivernicio ogni anno… mi ci specchio dentro e vedo dove andare e con chi.
Andare con tutta la family a comprare il pane al forno a legna di Cerveteri.
Il profumo di pane e biscotti è diventato praticamente un allucinogeno familiare con cui ritrovarci e ricaricarci prima di un nuovo anno delirante…

Vittorio Braguglia

 

Siamo un gruppo di 4 amici. Ci conosciamo da bambini, avevamo 7 anni, e non ci siamo mai lasciati. Vite molte diverse. Io sono l’unico che ha una famiglia tradizionale. Gruppo fisso su whatsapp. Cene fisse periodiche. Racconti, consigli, risate (ci sarebbe una parola più appropriata), qualche progetto. Tanta rilassatezza ed affetto.
Altro gruppo di amici storici che in parte si sovrappone al precedente. Modalità diverse di vederci. Appuntamento fisso estivo in una casa sul mare affittata per l’occasione sul promontorio del Circeo. Qui anche famiglie, conviventi, cani, etc.. Un’isola vera e propria lontano da tutto. Tre giorni intensi rigeneratori fatti di bagni, chiacchiere, grigliate.
Vecchi compagni di classe di liceo, ci sentiamo spesso un po’ tutti ma con sei, sette, ci vediamo periodicamente. A volte ci chiediamo se è perché non abbiamo niente da fare o perché ci vogliamo bene. La tavola è una costante e le chiacchiere pure.
Parco della Caffarella. Passeggiata settimanale con la famiglia. Raramente si corre, per lo più si cammina. A volte tutti, a volte qualcuno. Normalmente si parla. Qualche volta si sta zitti. La testa si pulisce. Si fa qualche programma. Si risolve qualche problema.
Montagna con famiglia. Slow ski. Paesaggi. Baite. Relax. Purtroppo una settimana all’anno massimo.

Giovanni Rotella

 

Ho cinque isole, alcune più accessibili, altre meno, passeggiate che infondono serenità profonda e intimo solletico di benessere: la prima isola è messaggiare su whatsapp con un amico lontano scambiandoci carezze e nostalgia, raccontandogli senza inibizioni quanto mi manca e sentirmi dire quanto io manco a lui; la seconda isola è un tavolino nel baretto di Villa Borghese a Roma che si trova accanto al centro ippico, con un bicchiere di vino bianco gelato davanti e un’amica con cui parlare nuotando fra le onde della profondità e della superficialità; la terza isola è un libro qualunque, che sia ben scritto, che non si lasci mollare, che attanagli la curiosità e susciti stupore appena può; la quarta isola è far parte di una compagnia teatrale, che rida con te, si commuova con te, si lasci suggestionare dai brividi che dà arrivare fino in fondo al personaggio che interpreti;  la quinta isola è leggere una mail di una persona che hai incontrato per poche ore e che non si è dimenticata di te.

Paola Pirri

 

Le mie isole sono tre…
La prima è sicuramente il mare…mi capita di rifugiarmi a Fregene, 20 Km da Roma, quando devo prendere una decisione importante (per esempio un cambio radicale di lavoro). Dopo aver riflettuto su tutte le varie possibilità’, prima di incontrare la decisione finale, mi ritaglio una giornata per me in totale solitudine…spaghetti con le vongole in posticino semplice fronte mare, un buon bicchiere di vino bianco e un sigaro fumato sulla riva con il rumore delle onde che fa da sottofondo delicato, non invadente, ma presente.
La seconda è una pizzeria a Trastevere, a Roma, dove andiamo con I miei cinque amici storici da oramai 30 anni…lì il tempo sembra si sia fermato…abbiamo preso nel corso della nostra vita tutte strade diverse, ma rivederci ci porta a parlare di vecchie situazioni quasi affetti da uno spirito nostalgico che ricorda il famoso quartetto del film “Amici Miei”…bellissimo poter staccare la spina e tuffarci in un passato che in queste serate sembra essere così attuale…in fondo siamo sempre gli stessi!
La terza è l’isola di un viaggio…meta qualsiasi con mia moglie dove posso aprire la mente di fronte a nuove culture, nuovi paesaggi e immergermi in una dimensione “libera” che mi permette di rigenerare mente e corpo…posso dedicarmi a tempo pieno alla mia grande passione che è la fotografia e apprendere dal mondo nozioni che possono essere replicate nella vita giornaliera una volta tornati a casa, portando con sé non solo foto particolari, ma anche una sensazione di arricchimento che non ha prezzo!

Gino Gioffredi

 

La mia isola è una X, segnata con l’inchiostro nero su di una pergamena, ingiallita dal tempo trascorso al buio all’interno di un vecchio baule impolverato. È un’idea, uno stato mentale, un affetto, verso il quale tendere e per cui lottare. È un progetto, una scintilla di eccitazione, una morsa allo stomaco. Ossigena i muscoli delle braccia stanche di remare, ripara le piaghe delle mani che stringono i remi. “Non cederli ai marosi” ti soffia nell’orecchio, mentre questi, ancora e ancora, si scagliano contro lo scafo. La mia isola è la luce di un faro in lontananza, la fiammella di una candela per dirti che sei a casa.
“Vi è un naviglio, un naviglio famoso. Vien da New York: il suo nome è «Io so». Parlate pure ai vostri velieri: «La svelta rondine», «I corvi neri»; ma il bel naviglio che ha nome «Io so» è il più forte contr’ogni maroso. Ora «Io so» galleggia sul Mersey, pronto a viaggiare sui mari diversi; e quando lontano sarà, ognuno saprà” – Capitani coraggiosi, Rudyard Kipling – 

Jennifer Cataudella

 

Da sardo nativo quale sono, non posso dimenticare immagini, suoni, sapori e profumi della mia terra d’origine. La contemplazione di uno tra i tanti panorami che la mia regione offre dietro ogni angolo (le spiagge di Costa Rei? Villasimius? Chia? Stintino? L’arcipelago della Maddalena? I tacchi dell’Ogliastra? Il Supramonte, le cime del Gennargentu o il villaggio nuragico di Tiscali? Impossibile scegliere!!!) mi porta, come la madeleine proustiana, a ricongiungermi con il mio passato e a trarre forza per progettare il mio futuro.
Il relax di una confortevole Spa, in compagnia di mia moglie, mi consente di rigenerare le energie e di rinnovare in profondità il contatto con l’intimità di coppia.
Ammirare i progressi di mia figlia ovvero: soffermarmi a seguire i profili di un suo disegno, commuovermi felicemente mentre la sento cantare,  accompagnarla divertito nel suo shopping (volutamente privo della presenza materna) per premiarla dei suoi risultati scolastici.
La compagnia di un libro e/o di un video improntato all’impegno civile, che mi faccia riflettere e lenisca l’inquietudine del “fuori scena”, aiutandomi ad aggiungere elementi di comprensione alla mia visione del mondo.
Una gustosa, gaia e rilassante cena tra amici, dopo un combattuto e vittorioso match di tennis.

Claudio De Meis

 

Una passeggiata che dalla mia casa natia porta al borgo di Anghiari. Si arriva in paese in un’ora di passi immersi nella quiete e nel silenzio, ma anche nei colori della campagna, il giallo del girasole, l’oro del grano, il verde del bosco , e ancora nei profumi della terra rossa e del tabacco. Poi i bastioni, entri da porta Sant’Angelo fra case di pietra arse dal sole in giardini di ortensie e gerani. È vivere nella memoria e in ciò che non muta e rassicura. È là che qualcosa di te rimane.

Lara Cesari

 

La mia isola di benessere è semplice e forse un po’ scontata ma mai come in questi casi, vale la regola…basta che funzioni!
Il patio della mia casa al mare, al mattino presto in compagnia di un buon caffè, di un orizzonte azzurro e di qualche tenero e nostalgico ricordo.

Annarita Buono

 

Passeggiare sul lungo fiume del Po a Torino fino ad arrivare e sedermi su un ponte pedonale, dove guardo la basilica di Superga.
Sedermi a terra sul lungotevere a pensare e ascoltare musica oppure scrivere il mio diario.
Immergermi in fantasie e immaginazioni positive ispirate da una musica che amo.
Guardare il tramonto ovunque sia…meglio se in spiaggia.
Arrivare a casa dalla mia  migliore amica e sentirmi in famiglia.
Immergermi nelle emozioni date da una canzone, cantandola con il cuore.

Federica Raso

 

Il mio è un vero arcipelago, isole piccole come un fazzoletto ricamato e grandi come un sogno mai concluso. L’isola a me più cara è quella di quando faccio i miei 5 Tibetani la mattina, appena sveglia. È un rituale che eseguo ormai da almeno 12 anni. Ogni giorno. Si tratta di 5 esercizi di stretching, respirazione e yoga insieme. In camera mia, sul pareo sopra il tappetino… sono il mio personale saluto al sole, il mio benvenuto alla giornata iniziata e alle fatiche che dovrò affrontare.. sono 15 minuti solo per me, di raccoglimento e di meditazione. La mia “macchinetta del caffè” che fa bene al corpo e allo spirito.

Paola Scotto di Santolo

 

Ecco le mie isole.
Ricevere un’e-mail inaspettata da un’amica che ti chiede di pensare alle isole di benessere.
Le altre sono un cosiddetto combinato disposto.
Essere spensierato (=sapere che non hai “pending”) + fare attività sportiva abbastanza intensamente da farti sentire le membra stanche.
Essere spensierato (=sapere che non hai “pending”) + giocare con i bambini.

Giovanni Santalucia

 

La mia isola di benessere è un percorso di 3 km intorno casa mia, nel parco dei monti Sibillini.
Uscendo di casa percorro un lungo rettilineo che mi porta nel passato prossimo, trovando la casa di mia suocera distrutta e abbandonata per via del recente terremoto.
Lo scampato pericolo già mi rallegra, visto che durante la settimana molto spesso dormivamo tutti in quella casa.
Subito dopo inizio una salita su una stradina sempre più stretta e mal ridotta, ma abbracciata a desta e sinistra da faggi che si innalzano al cielo. Si arriva ad un bivio e capisci subito che ci sono delle scelte da fare: a destra si va “alla rocca”* , un rudere dell’età di mezzo : si guarda al passato remoto. Prendendo a sinistra la strada si apre su due ampi campi, dove il lavoro umano prova a strappare i frutti che la natura qui non dona, ma ti fa sudare: siamo a 700 metri di altezza, con cinghiali e clima che minacciano costantemente i raccolti. Su una sommità si scorge una quercia centenaria, censita tra gli alberi più longevi delle marche: anche lei racconta del passato.
Proseguo oltre a alla fine di un breve tratto pianeggiante in alto su una collina si scorge l’eremo di San Liberato, dove per padre Moreno e altri due frati molto giovani il tempo non esiste.
Ora et labora scandisce la vita: il tempo qui non è scandito dagli orologi delle torri medievali, ma dal suono delle campane.
Si inizia la discesa che chiude l’anello, porta ella frazione dove abito: Il presente.
Il terremoto ha fatto sì che tutta la frazione sia stata inizialmente proclamata zona rossa e tutte le case sono state abbandonate dai proprietari, salvo poi poter rientrare noi e altre due famiglie.
Arrivo di nuovo di fronte alla porta di casa mia , dove ho iniziato il giro, e trovo le mie due figlie di 10 e 12 anni sveglie a fare colazione . Sono le 8 di mattino .
Loro sono il futuro, insieme ad una ricostruzione già partita e la speranza di rivedere di nuovo gente in questi borghi meravigliosi del centro Italia, culla della civiltà prima Romana, poi medioevale.

* (rocca di Colonnalta, San Ginesio, ndr)

Mauro Parrini

 

Sin da ragazza l’inizio dell’estate ha sempre coinciso con il rinnovo della tessera della biblioteca comunale del paesino di mare dove trascorrevo le vacanze. Finalmente libera di leggere anche ciò che poi, in realtà, non mi piaceva e senza l’incubo di noiose relazioni per la Prof. di italiano.
Così è ancora oggi: la lettura è la mia isola felice, pausa dalle troppe parole dette e recupero delle parole che dovrebbero prima essere pensate.
Tre libri mi sento di poter consigliare:”Una donna” di Sibilla Aleramo, “Venuto al mondo” di Margaret Mazzantini e l’allegra serie delle vicissitudini della giovane anatomopatologa Alice Allevi, protagonista dei romanzi di Alessia Gazzola.
Forse, con il tempo, una maggiore propensione a leggere il mondo con un pizzico di auto-indulgenza in più non fa mai male. Buone vacanze.

Elena Annacontini

 

Le mie isole del benessere sono diverse, la maggior parte legate alla natura. I luoghi hanno in comune la caratteristica di essere facilmente raggiungibili da Roma.
Tra le mie preferite c’è l’oasi di Farfa, un’area protetta del Tevere vicino Nazzano, dove mi piace camminare nel silenzio della vegetazione, entrare nei capanni di osservazione degli animali acquatici e degli  uccelli, stupirmi per la bellezza del lago ed esserne grata. E’ un’oasi naturale che mi offre la possibilità di mettermi in contatto con la mia “oasi” interiore, in ogni stagione dell’anno.

Patrizia Altomare

 

La mia isola del benessere: ero a Marina Velca, vicino Tarquinia.
Lunedì scorso in spiaggia, sdraiata sul lettino, una musica rilassante dagli auricolari dell’iphone, lo sguardo sulla riva del mare dove mio marito e mio figlio giocano, ridono e si divertono… la pace, la serenità in un giorno feriale e la spiaggia quasi deserta….
A ripensarci mi sento già meglio…

Cecilia Zinno

 

La mia Isola di Benessere in assoluto non è un luogo fisico ma è una dimensione tanto astratta quanto reale. Sto parlando della Musica, grazie alle sue note io riesco ad essere ovunque io voglia senza muovermi di un passo. Grazie ad essa riesco ad emozionarmi ad essere compresa ed ascoltata. Insomma, me stessa! A volte mi capita di ascoltare anche la stessa canzone per ore ed ha un effetto terapeutico sulla mia Anima. In questo modo, riesco ad esorcizzare tutte le preoccupazioni e a realizzare i tanti desideri platonici. Ma il luogo ideale in cui ascoltarla, in cui riesco ad essere totalmente in pace con me stessa come in una sorta di ”Nirvana” è il Mare! Mi sento come in un Film. Ovunque non importa la location…mi basta sentire il sole che mi riscalda la pelle e vedere lo spettacolo del tramonto sull’acqua con le onde che s’incontrano e si scontrano di continuo con la spiaggia! E tutto questo mi è sufficiente per farmi apprezzare la Vita e capire che nonostante tutte le difficoltà è Fantastica! Ogni momento ha la sua bellezza e va accettato e vissuto così com’è.”

Marika Casale

 

La mia prima isola sono gli occhi del mio cane. Mi piace perdermi in quello sguardo forte e dolcissimo, pieno di amore, nel quale posso abbandonarmi con la meravigliosa certezza che lei è lì e mi ama  con tutti i miei difetti e le mie debolezze.  La seconda isola sono le passeggiate a Trastevere,  il quartiere di Roma dove sono cresciuta. Quando passeggio per i vicoli risento la campanella di scuola e il vociare dei compagni, l’odore del pane appena sfornato, rivivo l’emozione del primo bacio. E d’improvviso ritrovo l’energia e la curiosità di quella ragazza e parto di nuovo alla conquista di quella parte di mondo che ancora non conosco.

Daniela Chiappini

 

Ho 3  isole che rappresentano il mio equilibrio interiore: la prima sono i miei figli, che amo baciare, adesso che sono in vacanza, quando ancora dormono ed io devo uscire di casa per andare al lavoro. La seconda è la nostra casa di montagna, dove ci ritempriamo in famiglia con aria salubre ed una quiete assoluta che ci porta lontano dal caos metropolitano in una dimensione quasi senza tempo; mentre la terza isola è contemplare insieme a mia moglie il mare di sera quando si confonde in un tutt’uno con il cielo stellato.

Domenico De Donatis

 

Mi piace circondarmi di isole di benessere, ma  c’è un luogo in particolare che per me rappresenta la bellezza assoluta.
È un luogo molto lontano, fatto di silenzi e di rumori, di pochi colori e di tantissime sfumature. Fatto di ghiaccio che si scioglie e di ghiaccio che si ricrea. Un luogo in cui la Natura ti insegna che c’è movimento anche nelle cose apparentemente più solide. Ed è emozionante pensare che tutto questo assomigli alla nostra vita, al nostro continuo cercare forme diverse, abbandonando quelle che avevamo fino a ieri per acquisirne di nuove.
Quest’isola si chiama Perito Moreno. È un ghiacciaio e dista oltre 13.000 km da qua, ma – credetemi – ne vale la pena: è uno “stato di grazia” che, una volta vissuto, ti accompagna per sempre.

Paola Raffaella Giannone

SINTONIE

Vite che non sono la mia. Emmanuel Carrere. Einaudi, 2004.

Questo mese abbiamo deciso di dedicare uno spazio alla recensione di un libro...un libro ritrovato! Rileggere può essere l'occasione per cogliere elementi, sfumature che ad…

Conversazioni

Il manager come traduttore. Andrea Lo Sasso, HR Manager Jabil Circuit Italia

Paola Pirri: In una situazione di difficoltà e di attrito all'interno di un'organizzazione qual è il ruolo di Risorse Umane? Andrea Lo Sasso: Il ruolo…

EVENTI

“Si o no? Prendere decisioni in modo consapevole ed efficace”

Nell'evento di giovedì 3 novembre abbiamo affrontato insieme ai nostri ospiti il tema della decisionalità, cercando di capire quali sono le trappole cognitive in cui…